La scuola di Napoli

prima in Europa

La musica nel secolo XVI era qui a Napoli ancora bambina quando le arti del disegno si trovavano all’apogeo della loro grandezza.

Quando queste cominciarono a decadere dal loro primo splendore, essa s’innalzò e si fece subito gigante, quasi per compensare Io splendore eclissato delle altre arti. L’immaginoso ingegno dei Napoletani e la versatilità del loro intelletto innalzò la musica a tanta gloria da averne il primato sopra ogni nazione.

Nel Cinquecento furono aperti in questa città di Napoli vari Istituti d’istruzione musicale che si chiamarono Conservatori, dai quali uscirono molti valenti artisti.


Ma il primo musicista che quei conservatori fecero salire a grande fama fu il cavaliere Alessandro Scarlatti, che senza esitazione, può definirsi il primo anello della catena dei grandi maestri della scuola di Napoli, che non avrà mai fine.

ritratto anonimo di Alessandro Scarlatti, compositore di scuola Napoletana. La scuola italiana prima in Europa.
Alessandro Scarlatti

I principii del bello musicale sono inalterabili, immutabili come quelli del bello in tutte le altre arti. Questi non possono mai più cambiare. Non periranno mai qualunque siano i cambiamenti che il capriccio, la moda, il volubile gusto degli uomini e il mutare delle età introdurranno nella musica scenica.

Il mutare del tempo farà variare l’orditura e le parti accessorie, ma non quelle essenziali che sono e saranno sempre le medesime, perchè il vero bello non soffre alterazione alcuna e non invecchia mai.

«Qui a Napoli – secondo il celebre Lalande – il cielo brillante e la veracità del suolo fa trionfare la musica. Pare che ognuno abbia nell’orecchio il timpano più delicato e più energico che in tutto il resto d’Europa. Tutta la nazione è cantante. Ogni gesto, ogni inflessione di voce degli abitanti, ed anche la maniera della prosodia delle sillabe, respira armonia e musica».


I principi piantati da quel caposcuola che fu Alessandro Scarlatti, vissuto dal 1660 al 1725, furono poi fecondati grazie alle cure di Leo, di Vinci, di Sarri, di Logroscino, di Gizzi, di Feo, di Pergolesi e di Francesco Durante.

(Cenno storico sulla Scuola Musicale di Napoli di Francesco Florimo liberamente trascritto e reinterpretato da Luca Bianchini)


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La scuola italiana in Europa

L’Italia ci ha sempre preceduto

Fu mio primo intento mettermi ad esporre la vita dei compositori di scuola italiana, quanto dei musicisti stranieri educati nella Scuola Napoletana.

Che la scuola italiana abbia influito all’incremento della scienza musicale, fanno prova le seguenti parole scritte da Rivarol, Discours sur l’universalité de la langue française.

«Nella Patria di Raffaello, di Michelangelo e del Tasso la più melodiosa delle lingue s’è unita alla musica degli Angeli. Quest’alleanza ha assicurato loro un impero per l’eternità».
(Rivarol, Discours sur l’universalité de la langue française).

Oltre a cio, il signor de Villars, nell’opuscolo scritto nel 1803 col titolo La Serva padrona, intese dimostrare l’influenza che quest’opera di Pergolesi ebbe sulla musica francese.

«In musica, come in pittura e in letteratura, l’Italia ci ha sempre preceduto. Ha portato all’Europa le fiamme brillanti e civilizzatrici d’una ragione matura. d’uno spirito artistico evidentemente superiore».
(Villars)

Giovanni-Battista-Pergolesi
ritratto di Giovanni-Battista-Pergolesi

I Cenni storici di Florimo

II mio lavoro si riduce dunque a coordinare in un’opera sola tutto quello che da altri s’è detto sulla Scuola Musicale di Napoli, perché di essa si abbia un concetto preciso,

Non ho omesso indagare diligentemente, per quanto possibile. E perciò ho avuto necessità di modificare quello che altri hanno scritto. Ma quando ciò è occorso, mi sono creduto in dovere di farlo notare. Ho esposto i motivi che mi hanno spinto a cambiare, perchè non sia accusato di contraddire chi mi precedette.

Altri dopo di me, e più valente di me, ne son certo, farà assai meglio. Compirà un’ opera che sarà utile e importante per la musica. Se a me ricade un briciolo di lode, è solo per essere stato il primo a inaugurarla.

(Cenno storico sulla Scuola Musicale di Napoli di Francesco Florimo liberamente trascritto e reinterpretato da Luca Bianchini)


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I Maestri di scuola napoletana

Francesco Florimo
Cenno storico

Fu mio primo intento mettermi ad esporre la vita dei maestri compositori di musica, tanto nazionali, quanto stranieri, educati nella Scuola Napoletana.

«E chi sarà che non si scuota alla vista delle immagini
di uomini saliti in fama per le loro virtu? E quale cosa
sarà più bella da vedere?»

(Polibio).

immagine d'un busto di Polibio
Polibio (Megalopoli, 206 a.C. circa – Grecia, 124 a.C.)
è stato uno storico greco antico.

La Biblioteca del Conservatorio

Mosso poi dal desiderio di far meglio conoscere la Biblioteca di Napoli che è affidata alle mie cure, ho pensato di approfondire i miei primi studi, e di esporre tutto ciò che nel complesso si possa dire appartenga in particolare alla Scuola Musicale Napoletana.

Questa Scuola ha tanto dominato in Europa. Il musicista filosofo ginevrino Jean-Jacques Rousseau intendeva bene la poetica dell’arte della musica e aveva il gusto per una melodia semplice e naturale. Con molta ragione nel suo Dizionario di musica, alla parola Genio, dice cbe non può definirlo, ma che bisogna sentirlo in sé stessi. Egli prorompe in queste parole:

«Non cercare, giovane artista, quello che è Genio. Ne hai tu un poco? Lo senti in te? Vuoi dunque conoscere se una scintilla di quel fuoco ti divora l’anima? Corri, vola a Napoli ad ascoltare i capolavori di Leo, di Durante, di Jommelli, di Pergolesi».
(Francesco Florimo)

Jean-Jacques Rousseau_ quadro di Maurice Quentin de La Tour
Jean-Jacques Rousseau_ quadro di Maurice Quentin de La Tour

I Conservatori di Napoli

Mi propongo quindi di parlare non solo di tutti grandi compositori, che in tre secoli e mezzo, cioè dal 1535 sino al tempo presente uscirono dai nostri Istituti musicali.

«Conservatorio è nome che per la prima voita s’è dato in Italia alle scuole pubbliche di musica adatte a propagare I’arte dei suoni e a conservarla in tutta la sua purezza».
(Francesco Florimo)

Voglio dire anche di coloro che indirettamente ne ricevettero l’insegnamento e si segnalarono sia per la composizione che per altre virtu musicali. Tratto anche degli Istituti stessi noti con il nome di Gonservatori, ai quali succedette il Real Collegio di Musica, che restò prima nello stesso edificio detto della Pietà. Passò poi nel conveuto di San Sebastiano, e quindi in quello di San Pietro a Majella, ove si trova tuttora. Voglio parlare della sua origine e fondazione, delle diverse sue trasformazioni, e dei progressi a cui si spinse l’arte musicale.

«Se i tuoi occhi si riempiono di lacrime, se senti il tuo cuore palpitare, se dei brividi ti percorrono la schiena e ti senti soffocare dall’emozìone, prendi Metastasio e mettiti all’opera. Il suo Genio riscalderà il tuo».
(Francesco Florimo)

(Cenno storico sulla Scuola Musicale di Napoli di Francesco Florimo liberamente trascritto da Luca Bianchini)


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