Gaetano Donizetti: 1810

Mayr modificò addirittura il regolamento delle Lezioni Caritatevoli, per tenere il giovane Donizetti a studiare il clavicembalo. Ora che aveva mutato la voce, le parti in scena non potevano aiutarlo. Non c’erano oratori o santi in cielo che tenessero. La situazione era in stallo, con la Congregazione pronta a cacciare il ragazzo.
Nonostante le speranze, che Mayr cercava di infondergli, per Donizetti non sembrava esserci altro rimedio, dell’iscrizione all’Accademia Carrara di Belle Arti. Poco mancò che la vita di Donizetti prendesse la strada di Pigmalione, con le sculture al posto della musica. Ci saremmo ritrovati con marmi in più , forse magnifici, e 70 opere in meno, tra le quali alcuni sicuri capolavori.
Il 15 ottobre gli fu comunicata l’ammissione ai corsi artistici, per il momento di disegno ornato e di figura.
Donizetti aveva predisposizione tanto per la musica come per la pittura. Fu l’amore per la prima, che lo convinse a cambiare comportamento, ora più riguardoso con compagni e insegnanti. I miglioramenti della condotta rafforzarono le tesi di Mayr e a Donizetti furono concessi altri quattro anni di studi musicali.

Gaetano Donizetti: 1809

Per dimostrare le doti del ragazzo, Mayr fece cantare a Donizetti, undicenne contraltista, una parte nel suo Alcide al bivio e un’altra poi nell’Oratorio Sisara.

– Alcide al bivio –

Alcide al bivio è su libretto del Metastasio, musicato per primo da Johann Adolph Hasse per la rappresentazione di Vienna, in occasione delle nozze dell’Arciduca Giuseppe d’Asburgo, futuro imperatore Giuseppe II con Isabella di Borbone.

L’azione si svolge a Tebe e ha per soggetto Alcide, entrato in una selva e ora alle prese con un bivio, che conduce a una strada del piacere e a una della virtù . L’eroe decide d’imboccare la seconda e si ritrova al tempio della Gloria, raggiunto ivi dalla stessa dea del piacere, che è quindi lecito se è asservito alla ragione. La messaggera di Giunone scende dal cielo ad annunciare le nozze d’Alcide con Ebe.

L’opera, musicata ancora da Paisiello e Zingarelli, venne composta da Mayr nel 1809 e rappresentata per la prima volta all’Istituto Filarmonico di Bergamo.

– Sisara –

Sisara è il più riuscito degli oratori di Mayr del periodo veneziano. Suscitò grande ammirazione nella prima del 1793 al Conservatorio dei Mendicanti di Venezia. Mayr non mancò l’occasione di riproporlo a Bergamo, anche perché la situazione vocale a Venezia (voci femminili e organico orchestrale ridotto) si adattava perfettamente alle Lezioni Caritatevoli, con i piccoli allievi a interpretare le parti di sopranisti e contraltisti. E a Donizetti fu assegnata la parte del protagonista, virtuosisticamente impervia.

Sisara è diviso in due parti su poesia latina di Giuseppe Maria Foppa, che trae spunto dal quarto e quinto capitolo del libro dei Giudici. Giaele, ministra della vendetta divina, uccide il perfido Sisara, dopo una notte d’amore, piantandogli un chiodo in testa [ Chi è più perfido dei due? ]. I colpi fanno eco nelle sezioni d’orchestra.

Nella Sinfonia d’apertura, vent’anni prima di Rossini, c’è già il crescendo rossiniano a chiudere un brano sapientemente organizzato su spunti ritmici e melodici significativi. La partitura manoscritta è stata revisionata da Luca Bianchini e Anna Trombetta e rappresentata a Bergamo, nella Chiesa del Carmine, il 15 luglio e a Lecco sabato 18 luglio 1998, in occasione delle celebrazione per il giubileo di fine millennio e per la serie tematica La Bibbia nella Musica.

Gaetano Donizetti: 1808

All’inizio del 1808, secondo anno di studi, Mayr annotò che

Donizetti è attento e diligente, ha fatto progressi nella lettura musicale

Quando la commissione della scuola, il 10 settembre 1808, stabilì che era impossibile correggere il difetto vocale organico di Gaetano Donizetti e prese la decisione d’espellerlo (l’unica ragione per tenerlo essendo il canto), Mayr si impegnò perché non fosse allontanato dall’Istituto

implorando vivamente dalla Congregazione la prolungazione della grazia per l’allievo Donizetti perché possa continuare lo studio di musica.

Gaetano Donizetti: 1807

Gaetano Donizetti studiò quell’anno canto col Salari, che era stato a Napoli allievo di Piccinni; Gonzales, organista di Santa Maria Maggiore, gli impartì lezioni di clavicembalo, e Mayr, ponte ideale tra Haydn, Mozart, Beethoven e l’opera italiana, gli spiegò la teoria musicale. Quell’anno le Lezioni Caritatevoli avevano acquisito un riconoscimento ufficiale.
I progressi di Donizetti, nel corso degli studi, furono puntigliosamente segnalati da Mayr e dagli altri insegnanti.
Mayr prese a benvolere il ragazzo, divenne anzi suo padre spirituale, benefattore, come per il resto della sua vita (essendo morto tre anni prima di lui).

gli Amici della lirica

Un gruppo d’appassionati di canto della Bergamo Alta fondò nel 1807 il Teatro Sociale, che servirà da punto di riferimento per l’opera e i cantanti lirici. Donizetti vi conoscerà Domenico Viganoni, Domenico Donzelli e Giovanni Battista Rubini, che interpreteranno poi molte delle sue opere. Imparerà a trarre vantaggio dalle voci, ascoltando le loro improvvisazioni, che arricchivano le partiture musicali di abbellimenti non scritti, ma sottintesi.
Il compositore d’inizio Ottocento scriveva ancora la linea melodica principale, aspettandosi che il cantante la variasse, secondo i gusti del pubblico e le proprie capacità tecniche. Sicché delle opere più famose ci giunge solo una pallida eco dell’esecuzione reale, soggetta anche al diverso timbro, più leggero, delle voci liriche. Ogni opera è scritta a vantaggio di quello o quell’altro cantante, e parlare di melodrammi di Donizetti, significa parlare anche degli interpreti e delle concessioni alle attrattive del loro canto, per esprimere i sentimenti e gli affetti del testo. Metodo usuale tra i compositori contemporanei e testimoniato da alcuni scrittori, che non lo considerano uno sminuire il musicista, ma un’unione di forze per trarre dalla bravura di ognuno un miglior partito drammatico.

Gaetano Donizetti: 1806

L’infanzia

La situazione familiare dei Donizetti era migliorata per gradi, consentendo alla famigliola già nel 1806 un cambio d’abitazione in piazza Nova.
Quell’anno Gaetano cominciò a studiare musica insieme al fratello Giuseppe Ambrogio, allora diciottenne. La mattina del 24 aprile 1806 Gaetano si iscrisse, in via Santa Grata, alle Lezioni Caritatevoli di Musica.
Johann Simon Mayr, che già godeva somma fama d’operista in Italia e in Europa, era Maestro di Cappella nella chiesa di Santa Maria Maggiore e dirigeva questa Scuola gratuita delle Lezioni Caritatevoli. Sorta a margine dell’attività chiesastica, oggi è l’Istituto Musicale Gaetano Donizetti.

Chiesa di Santa Maria Maggiore a Bergamo Alta

L’aveva voluta lui quella scuola, rivolgendosi con decisione al Consiglio della Misericordia Maggiore, benemerita associazione di carità , che sosteneva economicamente da tempo i cantori e i compositori della Cappella.
Nella richiesta, Mayr chiedeva una scuola per soccorrere i poveri col procurare loro un nuovo mezzo di sostentamento, che accogliesse quindi i bambini bisognosi, dai sei ai quattordici anni.
Donizetti aveva requisiti di età e di povertà perfettamente adeguati. Si iscrisse alle Lezioni Caritatevoli sostenendo con successo l’esame d’ammissione, che si tenne innanzi allo stesso Mayr e a Giuseppe Antonio Capuzzi, acclamato violinista allievo di Giuseppe Tartini.

quadro che ritrae il celebre violinista Tartini

I primi giorni di scuola

A differenza di Bellini, Donizetti non apparteneva a famiglia di musicisti. Egli era figlio di semplici operai. Chi sarebbe diventato, se non avessero aperto a due passi da casa quella Scuola di Musica? Non dimostrò infatti grandi qualità , almeno in principio. Nel primo esame della sua carriera si fece notare solo per il buon orecchio.
I corsi alle Lezioni Caritatevoli comprendevano la pratica di canto, di clavicembalo e di violino, oltre alle esercitazioni sui bassi, cioè lo studio dell’armonia:

Lezioni pratiche di canto e di suono, ed alcune lezioni teoretiche senza di cui le pratiche sono sempre incerte e troppo meccaniche per dodici ragazzi poveri del Dipartimento del Serio scelti opportunamente: vale a dire quattro soprani e quattro contralti, i quali si applicherebbero nel medesimo tempo al clavicembalo, e quattro per il violino.

L’ammissione quindi era riservata a dodici ragazzi, selezionati tra quelli più poveri del Dipartimento sul Serio, suddivisione territoriale dell’epoca napoleonica. Donizetti venne ammesso solo in prova per il canto e il clavicembalo:

Domenico Gaetano Donizetti di Andrea, di anni nove come dalla fede di battesimo del parroco di S. Greta Inter Vites, accettato li 6 di maggio, è povero come da altra fede del parroco di S. Agata del Carmine, per canto e clavicembalo presentato da suo padre. Ha buon orecchio, la voce non è particolare e sarebbe ammissibile per la prova di tre mesi. In fede di che firmati: Giovanni Simone Mayr direttore, Francesco Salari maestro di canto, Antonio Capuzzi, Antonio Gonzales.

Il fratello Giuseppe invece fu scartato per limiti d’età . Farà domanda di volontario nell’esercito napoleonico e partirà per la Turchia nel 1827 quale maestro dell’esercito ottomano.

Gaetano Donizetti: i primi anni

i primi anni

Gaetano Donizetti nacque a Bergamo il 29 novembre del 1797. Venne battezzato il 3 dicembre nella Chiesa di Santa Grata, vicino a casa sua.

Domenico Gaetano Maria figlio di Andrea Donizetti e di Domenica Nava è nato da nozze legittime il giorno 29 novembre in questo sobborgo e oggi è stato battezzato da me Antonio Mauro Bonzi prevosto. Il padrino è Domenico Iraina da Zanica.

Gaetano passò l’infanzia in un tugurio di Borgo Canale, che si inerpica su una serie di colline, fuori delle mura. Il nome deriva dal canale delle acque che in epoca romana approvvigionava la città .

immagine di Borgo Canale, casa natale di Gaetano Donizetti a Bergamo

Il borgo Canale era stato un centro importante, come mostrano i ruderi di un antica Basilica. Aveva dato natali al violoncellista Alfredo Piatti e ancor prima agli organari Bossi.

Targa accanto alla casa di Gaetano Donizetti a Borgo Canale in Bergamo Alta

La modesta casa dei Donizetti, al numero 14, era suddivisa in due stanzette: una per il giorno e la notte, l’altra con un pozzo, per la cantina, che apre su due piccoli vani: la cucina e la camera dei genitori. Un fazzoletto di terra, raggiunto da una porta laterale, garantiva il minimo di verdure per la sussistenza. Una finestra sola, dallo scantinato, guardava alla strada acciottolata della Bergamo alta.

Il piccolo Gaetano era quinto di sei figli, tra maschi e femmine, e insieme alla famiglia condivideva due piccole stanze con lo zio e la sorellastra Angela, sposata al musicista Giacomo Corini. Andrea Donizetti, quarto di tredici figli, aveva subito la povertà del nonno Ambrogio. Nel 1786 si era accasato con una ragazza del Castello, Domenica Oliva Nava, entrambi tessitori squattrinati, come era solito incontrare nel panorama sociale di fine secolo.

Ricordò Donizetti a Johann Simon Mayr, il 15 luglio 1843, quand’era ormai ricco e famoso, d’esser nato sotto terra in Borgo Canale. Scendevasi per una scala di cantina ov’ombra di luce non mai penetrò. E siccome gufo presi il mio volo, portando a me stesso or tristo or felice presagio, non incoraggiato dal mio povero padre che ripeteami sempre, è impossibile che tu scriva, che tu vada a Napoli, che tu vada a Vienna ‘ Scudo a siffatte umiliazioni non avea che la forza morale.

ritratto di Johann Simon Mayr, maestro di Gaetano Donizetti

La spontaneità della melodia donizettiana forse affonda le radici in queste umilissime origini, unendosi alla mestizia fatale e alla furia lavorativa che non l’abbandoneranno mai.

Il padre non aveva grandi aspirazioni, non incoraggiò mai il figlio, a quanto sembra, ma cercò un lavoro diverso dai suoi antenati. Ne trovò finalmente uno onorevole, che almeno gli garantiva un alloggio decente e gratuito. Dal 1808 Andrea Donizetti si sistemerà come portiere e poi come usciere al Monte dei Pegni, sito in contrada Santa Grata.

Santa Grata a Bergamo Alta

Gaetano Donizetti: 1842-1848

Dopo i successi di Vienna, Donizetti fu chiamato all’Opéra di Parigi a comporre un nuovo Grand’Opéra per l’allettante cifra di sedicimila franchi (il teatro ne incassò, repliche comprese, più di centotrentamila). Il soggetto venne individuato alla fine del 1842 nel drammone esoticheggiante del re di Portogallo, scritto da Foucher. Dai primi passi l’opera dovette subire i litigi tra il librettista Scribe e il compositore, che voleva condensare gli effetti scenici in brevi passi letterari.  La compagnia di canto era la stessa che aveva interpretato La Favorite tre anni prima. Il 13 novembre 1843 cantò il Dom Sébastien innanzi a un teatro stracolmo ed entusiasta. Anche la versione italiana ottenne buoni successi alla Scala il 14 agosto 1847. La Gazzetta Musicale sottolineò che Donizetti aveva tratto buon partito dai mezzi dell’arte, che “giammai forse fu più vero, più artista di quello che nel Don Sebastiano apparisce; nè giammai forse era giunto all’altezza eminente che toccò in alcuni tratti di quest’opera”.

Gli ultimi trionfi del 1845 segnarono il tracollo fisico del compositore, ormai pazzo. Donizetti non riusciva a sollevare la testa, aveva lo sguardo spento e carattere chiuso e diffidente, segnato dalla mania di persecuzione e dalla sfrenatezza dell’impulso sessuale. L’infezione, dovuta alla sifilide, costrinse Donizetti alla vita vegetativa, prima nel manicomio di Ivry, ove fu rinchiuso con l’inganno dal nipote. Gli fu fatto credere che il manicomio fosse un albergo e il soggiorno momentaneo.

“Pietà ! M’hanno arrestato; perché? – Il servo pare che fosse un ladro – Tenetevi la carrozza; ma arrestarmi, anco me? nella mia carrozza? Rubbare! Infamarmi! è errore! Intanto attendo la vostra pietà ! sono innocente! la carrozza è mia. Rubbare io la roba mia? Oh! errore! Andrò indietro se volete. Rubbare a me stesso? Ve lo chiedo il favore, perché sono obbligato per servir Sua Maestà nella Cappella Imperiale Reale. Fate cessare le mie lagrime” (lettera di Donizetti da Ivry, senza indirizzo e quindi mai recapitata)

Gli amici di Bergamo lo tolsero da Ivry e lo fecero rimpatriare. A Bergamo Donizetti arrivò nel 1845 e fu amorevolmente ospitato in casa Basoni.

L’otto aprile del 1848 Gaetano Donizetti morì a Bergamo. La sua salma venne tumulata nella cripta della nobile famiglia Pezzoli e poi, nel 1875, nella Basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo, assieme a quella di Johann Simon Mayr.

Per approfondimenti

F. Alborgetti, G. Galli, Gaetano Donizetti e Giovanni Simone Mayr, Gaffuri e Gatti, Bergamo 1875
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