Gaetano Donizetti: 1832

I rapporti con l’impresario di Napoli Barbaja erano diventati piuttosto tesi sia per la risoluzione del contratto da parte del musicista, sia per aver voluto come protagonista di Fausta il soprano Giuseppina Ronzi de Begnis.
Donizetti si era dedicato alla realizzazione della partitura con impegno e meticolosità . Particolarmente accurati risultarono l’introduzione, il grandioso finale del primo Atto e l’impiego dei cori.
Il successo della prima al San Carlo, in presenza del re Ferdinando fu strepitoso e l’opera fu richiesta alla Scala per inaugurare la stagione di Carnevale 1832-33.

– a Milano –

Donizetti, dopo aver ripreso la collaborazione con Felice Romani per Ugo Conte di Parigi, la tragedia lirica commissionata dal Teatro alla Scala, partì il 27 gennaio alla volta della città lombarda. Numerosi furono i problemi con la censura, che dopo i moti carbonari del 1831 si era fatta più severa.
I rifacimenti impegnarono librettista e compositore, che comunque avevano a disposizione una straordinaria compagnia di canto, con protagonisti di prim’ordine: i soprani Giuditta Pasta e Giulia Grisi e il tenore Domenico Donzelli.
L’esito dell’opera rappresentata il 13 marzo fu però deludente, con solo tre repliche.

– il trionfo –

Il musicista non ebbe il tempo di rammaricarsi troppo della deludente accoglienza alla Scala perchè fu subito coinvolto dall’impresario del Teatro della Canobbiana Alessandro Lanari, che aveva urgentissimo bisogno di un’opera nuova. In soli quattordici giorni, e con una compagnia di canto scadente, Donizetti e Romani approntarono L’elisir d’amore che il 12 maggio ottenne un successo strepitoso.
Rimase in cartellone per 32 repliche, mandando il pubblico in delirio e ottenendo dall’arcigna critica milanese finalmente un consenso senza riserve.

Una decina di anni dopo Donizetti scriveva che:
Può esser biasimevole, ma ciò che feci di buono, è sempre stato fatto presto; e molte volte il rimprovero di trascuraggine cadde su ciò che più tempo aveami costato.

– Sancia di Castiglia –

Il 4 novembre andò in scena al San Carlo una nuova opera tragica che piacque per la tensione drammatica evocata dal libretto costruito dal giovane Pietro Salatino, e per l’interpretazione dei cantanti. Giuseppina Ronzi de Begnis, Domitilla Santolini e Luigi Lablanche portarono al successo Sancia di Castiglia anche se poi l’opera fu presto dimenticata.

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