Donizetti: Lieder

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Lieder

A mezzanotte”
di Anonimo
“Ah rammenta o bella Irene”
di Pietro Metastasio (1698-1782)
“Amiamo”
di Anonimo
“Amor marinaro”
di Anonimo
“Amor, ch’a nullo amato”
di Dante Alighieri (1265-1321)
“Amor, voce del cielo”
di Leopoldo Tarantini (1811-1882)
“Amore e morte”
da “Odi di un uom che muore”
di Giovanni Antonio Luigi Redaelli (1785-1815)
“Au tic-tac des castagnettes”
di Anonimo
“Berceuse”
di Anonimo
“Che cangi tempra”
di Anonimo
“Che vuoi di piú?”
di Carlo Guaita
(opus duet)
“Depuis qu’une autre a su te plaire”
di Anonimo
“È più dell’onda instabile”
di Anonimo
“Eterno Amore e Fè”
di Anonimo
“Giovanna Grey”
di Anonimo
“I bevitori”
di Leopoldo Tarantini (1811-1882)
“Il barcaiuolo”
di Leopoldo Tarantini (1811-1882)
“Il crociato”
di Carlo Guaita
“Il giglio e la rosa”
di Pietro Metastasio (1698-1782)
“Il giuramento”
di Michele Palazzolo
“Il mio ben m’abbandonò”
di Anonimo
“Il pescatore”
di Anonimo
“Il trovatore in caricatura”
di Lorenzo Borsini (1800-1855)
“La conocchia”
di Anonimo
“La gondola”
di Anonimo
“La lontananza”
di Anonimo
“La ninna nanna”
di Achille de Lauzières (1800-1875)
“La torre di Biasone”
di Leopoldo Tarantini (1811-1882)
“La zingara”
di Anonimo
“L’alito di Bice”
di Francesco Puoti
“L’amante spagnuolo”
di Leopoldo Tarantini (1811-1882)
“Lamento per la morte di Bellini”
di Andrea Maffei (1798-1885)
“L’amor funesto”
di Gustave Vaèz (1812-1862)
“L’aurora”
di Leopoldo Tarantini (1811-1882)
“Le crépuscule”
da “L’aube naît, et ta porte est close”
di Vicomte Victor Marie Hugo (1802-1885)
“Le petit montagnard”
di Anonimo
“Leonora”
di Anonimo
“Les yeux noirs et les yeux bleus”
di Étienne Monnier
“L’ora del ritrovo”
di Carlo Guaita
“Lu trademientu”
di Anonimo
“Me voglio fà ‘na casa miez’ ‘o mare”
di Anonimo
“Non amerò che te!”
di Anonimo
“Occhio nero incendiator”
di Anonimo
“Ov’è la voce magica”
di Anonimo
“Peace on Earth”
da “What means this glory round our feet”
di James Russell Lowell (1819-1891)
“Romanza moresca”
di Anonimo
“Se a te d’intorno scherza”
di Anonimo
“Sì o no”
di Michele Palazzolo
“Sovra il campo della vita”
di Anonimo
“Spirto gentil”
di Eugène Scribe (1791-1861)
(opus formed 1840, from La Favorita)
“Sull’onda cheta e bruna”
di Anonimo
“Sull’onda tremola”
di Anonimo
“Ti sento, sospiri”
di Pietro Metastasio (1698-1782)
“Tu mi chiedi s’io t’adoro”
di Anonimo
“Un guardo ed una voce”
di Michele Palazzolo
“Viva il matrimonio”
di Leopoldo Tarantini (1811-1882)

Donizetti: Libretti

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libretti

Pigmalione (1816)
» libretto
Olimpiade (1817)
» libretto
L’ira di Achille (1817)
» libretto
Enrico di Borgogna (1818)
» note
Una follia (1818)
» libretto
I piccioli virtuosi ambulanti (1819)
» libretto
Pietro il Grande zar di tutte le Russie ossia Il Falegname di Livonia (1819)
» libretto
Le nozze in villa
(1820)
» libretto
Zoraida in Granata (1822)
» libretto
La Zingara (1822)
» libretto
La Lettera Anonima (1822)
» libretto
Chiara e Serafina ossia Il Pirata (1822)
» libretto
Alfredo il Grande (1823)
» libretto
Il fortunato inganno (1823)
» libretto
L’ajo nell’imbarazzo o Don Gregorio (1824)
» libretto
Emilia di Liverpool (1824)
» libretto
Alahor in Granata (1826)
» libretto
Elvida (1826)
» libretto
Gabriella di Vergy (1826)
» libretto
Olivo e Pasquale (1827)
» libretto
Otto mesi in due ore (1827)
» libretto
Il borgomastro di Saardam (1827)
» libretto
Le convenienze e inconvenienze teatrali (1827)
» libretto
L’esule di Roma o Il Proscritto o Settimio il Proscritto (1828)
» libretto
Alina regina di Golconda (1828)
» libretto
Gianni di Calais (1828)
» libretto
Il Paria (1829)
» libretto
Il giovedì grasso o Il nuovo Pourceaugnac
(1829)
» libretto
Il castello di Kenilworth (1829)
» libretto
I pazzi per progetto (1830)
» libretto
Il Diluvio Universale (1830)
» libretto
Imelda de’ Lambertazzi (1830)
» libretto
Anna Bolena (1830)
» libretto
Gianni di Parigi (1831)
» libretto
Francesca di Foix (1831)
» libretto
La romanziera e l’uomo nero (1831)
» libretto
Fausta
(1832)
» libretto
Ugo conte di Parigi (1832)
» libretto
L’Elisir d’amore (1832)
» libretto
Sancia di Castiglia (1832)
» libretto
Il furioso all’isola di San Domingo (1833)
» libretto
Parisina d’Este o Parisina (1833)
» libretto
Torquato Tasso (1833)
» libretto
Lucrezia Borgia (1833)
» libretto
Rosmonda d’Inghilterra (1834)
» libretto
Maria Stuarda (1834)
» libretto
Buondelmonte (1834)
» libretto
Gemma di Vergy (1834)
» libretto
Marin Faliero (1835)
» libretto
Lucia di Lammermoor (1835)
» libretto
Belisario (1836)
» libretto
Il campanello (1836)
» libretto
Betly (1836)
» libretto
L’Assedio di Calais (1836)
» libretto
Pia de’ Tolomei (1837)
» libretto
Roberto Devereux o Il conte d’Essex (1837)
» libretto
Maria de Rudenz (1838)
» libretto
Poliuto (1838)
» libretto
Il duca d’Alba (1839 – 1842)
» libretto
La Figlia del Reggimento (1840)
» libretto
Les martyrs (1840)
» libretto
La favorita (1840)
» libretto
Adelia (1841)
» libretto
Rita ou le mari battu (1841)
» libretto
Maria Padilla (1841)
» libretto
Linda di Chamounix (1841)
» libretto
Caterina Cornaro (1843)
» libretto
Don Pasquale (1843)
» libretto
Maria di Rohan o il Conte di Chalais (1843)
» libretto
Don Sebastiano, re di Portogallo (1843)
» libretto
La fidanzata (1843)
» libretto

Gaetano Donizetti: Il giovedì grasso

INTRODUZIONE

Il giovedì grasso o Il nuovo Pourceaugnac è una farsa in un Atto musicata da Gaetano Donizetti tra il 1828 e il 1829 su libretto di Domenico Gilardoni, tratto dal vaudeville Le nouveau Pourceaugnac (Parigi, 1817) di Eugène Scribe e Charles Gaspard Delestre Poirson. Il giovedì grasso venne rappresentato per la prima volta a Napoli, al Teatro del Fondo, il 26 febbraio 1829.

LA PARTITURA MANOSCRITTA

La partitura manoscritta autografa è all’Accademia Musicale di Siena.

IL LIBRETTO

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(documento di testo, 24 K)

PERSONAGGI

Solisti della prima rappresentazione a Napoli, al Teatro del Fondo, il 26 febbraio 1829:
Colonnello – baritono – il burbero padre (Giovanni Battista Campagnoli)
Nina – soprano – la sua timida figlia (Adelaide Commelli Rubini)
Teodoro – tenore – timidissimo e sempre incerto giovane ufficiale innamorato di Nina e da lei corrisposto Giovanni Arrigotti)
Ernesto Rousignac – tenore – uomo di spirito che si finge sciocco, promesso sposo di Nina (Giovanni Battista Rubini)
Sigismondo – buffo – travestito da Monsieur Piquet (Luigi Lablache)
Camilla – mezzosoprano – madama Piquet, sua moglie (Maria Carraro)
Stefanina – soprano – ingenua cameriera (Rosalinda Grossi)
Cola – basso – vecchio servo di Sigismondo (Giovanni Pace)

LA TRAMA

L’azione si svolge in casa del colonnello, in un paese di villeggianti nei pressi di Parigi

Atto unico

Il colonnello promette a Ernesto la mano della figlia, ma lei ama il giovane Teodoro. Sigismondo e Camilla, preso spunto dal Pourceaugnac di Moliè re, vogliono aiutarla, fingendosi lui avvocato, lei l’amante tradita e abbandonata da Ernesto. Ernesto è al corrente della burla e sta al gioco, fingendo anzi di riconoscere Camilla. Sigismondo è geloso, ma ogni equivoco infine è sciolto e il colonnello acconsente alle nozze di Nina con Teodoro.

Tutti
Il fanciullo vezzosetto
tiene impero universale
contrastar con lui non vale.
viva, viva il carnevale
che l’amore fa brillar.
FINE

Gaetano Donizetti: L’esule di Roma

INTRODUZIONE

L’esule di Roma, ossia Il proscritto o Settimio il proscritto è un melodramma eroico in due Atti composto da Gaetano Donizetti nell’inverno del 1827, su libretto di Domenico Gilardoni, tratto dalla tragedia Il proscritto romano, ossia Il leone del Caucaso (Venezia, 1820) di Luigi Marchionni. L’Esule di Roma venne rappresentato per la prima volta a Napoli, al Teatro San Carlo, il primo gennaio del 1828.

LA PARTITURA MANOSCRITTA

La partitura manoscritta autografa di 253 cartelle è a Napoli, al Conservatorio San Pietro a Maiella (Donizetti. Rari 3. 6. 24).

IL LIBRETTO

Solisti della prima rappresentazione a Napoli, Teatro San Carlo, il primo gennaio del 1828:
Murena – basso – senatore (Luigi Lablache)
Argelia – soprano – sua figlia (Adelaide Tosi)
Emilia – mimo – sorella minore d’Argelia
Settimio – tenore – già tribuno ora proscritto (Berardo Winter)
Leontina – mezzosoprano – confidente di Argelia, e destinata alla cura di Emilia (Edvige Ricci)
Publio – baritono – generale dell’armi spedite contro la Sarmazia (Celestino Salvatori)
Lucio – tenore – centurione (Gaetano Chizzola)
Fulvio – tenore – decurione (Capranica – figlio -)
Coro di congiunti di Murena, confidente di Publio, schiave di Argelia
popolo, soldati, littori, sacerdoti, prigionieri sarmati

LA TRAMA

L’azione si svolge a Roma, all’epoca di Tiberio

Atto I

Settimio è esiliato, ma è ritornato a Roma per rivedere l’amata Argelia. Il senatore Murena, padre di Argelia, si rode per il rimorso d’aver fatto ingiustamente condannare Settimio per tradimento. Settimio reca ad Argelia le prove scritte della sua innocenza, ma è scoperto e catturato. Murena implora Settimio di fuggire con la figlia, ma egli rifiuta, preferendo la condanna a morte all’infamia.

Atto II

La pena capitale sta per compiersi nell’arena, ma il leoni risparmiano miracolosamente Settimio, che è perciò graziato dall’Imperatore Tiberio. Murena confessa le sue colpe e il Senato, pur perdonandolo, lo rimuove dalla carica. Argelia e Settimio possono felicemente riunirsi.

Gaetano Donizetti: Le convenienze e inconvenienze teatrali

INTRODUZIONE

Le convenienze e inconvenienze teatrali è un dramma giocoso in due Atti, musicasto da Gaetano Donizetti e rappresentato per la prima volta a Napoli, Teatro Nuovo, il 21 novembre 1827.

LA PARTITURA MANOSCRITTA

Al Conservatorio di Milano è conservata la partitura manoscritta in due volumi di 217 e 115 cartelle (Part. Tr. ms. 90). Una copia manoscritta è in Francia, nella Biblioteca Nazionale di Parigi.

IL LIBRETTO

Unico solista noto della prima rappresentazione a Napoli, Teatro Nuovo, il 21 novembre 1827:
Corilla Scortichini – baritono – primadonna
Procolo Cornacchia – baritono – suo marito
Luigia Scannagalli – soprano – seconda donna
Mamma Agata – buffo – (Gennaro Luzio)
Dorotea Frescopane – contralto
Guglielmo Antolstoinoloff – tenore – tenore tedesco
Biscroma Strappaviscere – baritono – compositore
Prospero Salsapariglia – buffo –  poeta e droghiere
Impresario – baritono –
Ispettore – basso –  ispettore del teatro
Coro d’uomini addetti al teatro

LA TRAMA

Atto I

Il compositore Biscroma Strappaviscere e il poeta Prospero Salsapariglia preparano un’opera di teatro, tra le prepotenze del musico Frescopane e della seconda donna Scannagalli, che decidono di lasciare la compagnia. Anche Mamm’Agata esige una parte importante per la figlia e ch’ella canti in duetto con la prima donna. Procolo Cornacchia prende le parti della moglie che mai s’abbasserebbe a cantare con un’altra. L’impresario s’accorge che Frescopane è fuggito. Mamm’Agata si propone come sostituto. Guglielmo dovrebbe eseguire il duetto assieme a lei ma, dopo averla ascoltata, non ne vuole più sapere. Strappa la partitura e se ne va via insieme al tenore. Sopraggiunge l’ispettore per assistere alle prove e tutti colti di sorpresa rifiutano di iniziare lo spettacolo.

Atto II

Continuano le prove, tra Mamm’Agata che chiede un anticipo sul compenso, Corilla che pretende d’essere l’ultima in scena e Procolo suo marito che interpreta malissimo la parte. L’ispettore torna ad annunciare che il Podestà , dopo la fuga del musico e del tenore non intende più finanziare lo spettacolo. Biscroma, il compositore, ha l’idea geniale di fuggire. Tutti per la prima volta sono d’accordo.

Gaetano Donizetti: Il borgomastro di Saardam

INTRODUZIONE

Il borgomastro di Saardam è un melodramma giocoso in due Atti, musicato da Gaetano Donizetti nel 1827, su libretto di Domenico Gilardoni. Venne rappresentato per la prima volta a Napoli, Teatro del Fondo, il 19 agosto 1827.

LA PARTITURA MANOSCRITTA

Nell’Archivio Ricordi a Milano è conservato il manoscritto autografo; un’altra partitura manoscritta in due volumi (mutila) è a Roma, nella Biblioteca Musicale Governativa del Conservatorio di Santa Cecilia (G. mss. 737); la copia manoscritta con aggiunte e correzioni autografe è a Napoli, al Conservatorio di San Pietro a Maiella (Donizetti. Rari 13. 1. 20).

IL LIBRETTO

Solisti della prima rappresentazione a Napoli, Teatro del Fondo, il 19 agosto 1827:
Marietta – soprano – (Carolina Ungher)
Pietro Flimann – tenore – (Berardo Calvari Winter)
Pietro Mikailoff – baritono – ossia lo zar Pietro (Celestino Salvatori)
Vambett – buffo – il borgomastro (Carlo Casaccia)
Carlotta – mezzosoprano – sua figlia (Almerinda Manzocchi)
Timoteo – basso – (Raffaele Casaccia)
Leforte – basso – (Giovanni Pace)
Alì Mohamed – tenore – (gaetano Chizzola)
Armigeri del borgomastro, soldati olandesi e coro di falegnami e contadine

IL PERSONAGGIO

Pietro il Grande è stato zar delle Russie tra il 1672 e il 1725. Alla morte della madre, avvenuta nel 1694, mise mano a una serie di riforme determinanti per la Russia, che divenne per suo merito una grande potenza. Nel 1703 fondò Pietroburgo e nel 1712 si sposò, in seconde nozze, con una contadina di Livonia, che gli succedette al trono col nome di Caterina I. Alessio, il figlio nato dal primo matrimonio con Eudossa Lopukhina, fu fatto torturare a morte nel 1718, dopo che aveva congiurato col clero e l’aristocrazia.

LA TRAMA

Atto I

Pietro il Grande si finge carpentiere nei cantieri di Saardam in Olanda e lavora insieme al disertore russo Flimann. Flimann è di umili condizioni e dispera di poter sposare Marietta, figlia del borgomastro. Costui, saputo che lo zar è venuto in incognito in città , si convince che Flimann sia in effetti Pietro il Grande. Il vero zar intanto è richiamato in patria per sedare una rivolta e deve rivelare la sua vera identità . Prima di partire concede un alto titolo a Flimann, che potrà sposare la sua Marietta.

Gaetano Donizetti: Otto mesi in due ore

INTRODUZIONE

Otto mesi in due ore è un melodramma romantico in tre parti, musicato da Gaetano Donizetti tra il gennaio e il maggio del 1827 su libretto di Domenico Gilardoni, tratto da La figlia dell’esiliato, ossia Otto mesi in due ore di Luigi Marchionni. L’opera venne rappresentata per la prima volta a Napoli, Teatro Nuovo, il 13 maggio 1827.

LA PARTITURA MANOSCRITTA

Al Conservatorio di Firenze è custodita una copia manoscritta della partitura in tre volumi (D. III. 223 – 225). Un’altra copia manoscritta è a Napoli, San Pietro a Maiella, (Donizetti. Rari  13. 5. 15). Al Conservatorio di Milano c’è una partitura manoscritta in due volumi di 160 e 129 pagine (Part. Tr. ms. 88). Sempre al Conservatorio di Milano, al fondo Noseda, è una copia manoscritta di 139 pagine per la parte prima, 109 per la parte seconda e 75 per la terza. Anche al Conservatorio di Bologna esiste una copia manoscritta in due volumi.

IL LIBRETTO

Solisti della prima rappresentazione a Napoli, Teatro Nuovo, il 13 maggio 1827:
l’Imperatore – tenore – (Manzi)
il gran Maresciallo – basso – (Giuseppe Fioravanti)
Stanislao Potoski – tenore – il Conte (Giuseppe Loira)
Fedora – mezzosoprano – la Contessa sua moglie (Servoli)
Elisabetta – soprano – loro figlia (Caterina Lipparini)
Maria – mezzosoprano – nutrice di Elisabetta (Francesca Ceccherini)
Michele – buffo – di lei figlio e corriere di governo (Gennaro Luzio)
Iwano – basso – già boiardo, ed ora tragittatore al passo del Kama (Vincenzo Galli)
Alterkan – basso – capo di un’orda di Tartari (Raffaele Scalese)
Orzak – tenore – altro capo tartaro (Giuseppe Papi)
Coro di cavalieri, Tartari, montanari, contadini e Soldati

LA TRAMA

L’azione si svolge nella prima parte in Saimka; nella seconda sulle rive del Kama; nell’ultima in Mosca

Parte prima

Il boiardo Iwano ha complottato ai danni di Stanislao Potoski, esiliandolo in Siberia. La figlia Elisabetta vuol vendicare il padre e si reca a Mosca, chiedendo aiuto a Michele, figlio della nutrice Maria.

Parte seconda

Iwano è traghettatore sul fiume Kama. Sopraggiunge Elisabetta, che gli chiede di passare. Lui la riconosce e implora il suo perdono, per aver tradito il padre. Alterkan, a capo di un gruppo di Tartari, entra nella capanna di Iwano, scopre Elisabetta e minaccia d’ucciderli entrambi. Iwano difende la ragazza, denunciando il tradimento, e mette per iscritto la confessione. Il fiume straripa e Iwano muore, mentre i Tartari traggono in salvo Elisabetta.

Parte terza

Al Cremlino Elisabetta incontra il Gran Maresciallo, complice di Iwano, che tenta di sottrarle la confessione scritta. Invano. L’imperatore lo punisce e richiama a Mosca Potoski, attribuendo a lui il titolo di Gran Maresciallo. Conclude l’opera un’improbabile inno di gioia.

SCENA ULTIMA

… Imperatore
Qual piacer sia pel sovrano,
render lieti gl’infelici,
non sarà l’accento umano,
mai bastante a dispiegar.

Gaetano Donizetti: Olivo e Pasquale

INTRODUZIONE

Olivo e Pasquale è un melodramma giocoso in due Atti, musicato da Gaetano Donizetti tra il settembre e il dicembre del 1826, su libretto di Giacomo Ferretti, tratto dalla commedia omonima (Venezia, 1794) di Antonio Simone Sografi. Olivo e Pasquale venne rappresentato per la prima volta a Roma, Teatro Valle, il 7 gennaio 1827.

LA PARTITURA MANOSCRITTA

La partitura manoscritta dell’opera in due volumi è al Conservatorio di Firenze (D. III. 196 – 197). Una copia manoscritta in due volumi di pagine 425, 188 è al Fondo Noseda del Conservatorio di Milano. Un’altra copia manoscritta è al Conservatorio di Napoli San Pietro a Maiella (Donizetti. Rari 13. 5. 14/14)

IL LIBRETTO

Solisti della prima rappresentazione a Roma, Teatro Valle, il 7 gennaio 1827:
Olivo – baritono – (Domenico Cosselli)
Pasquale – basso – (Giuseppe Frezzolini)
Isabella – soprano – figlia d’Olivo (Emilia Bonini)
Camillo – contralto – giovine di negozio (Anna Scudellari Cosselli)
Matilde – mezzosoprano – cameriera di Isabella (Agnese Loyselet)
Monsieur le Bross – tenore – mercante di Cadice (Giovanni Battista Verger)
Columella – buffo – povero gentiluomo, viaggiatore (Luigi Garofalo)
Diego – baritono – servo in casa dei due fratelli (Stanislao Prò)
Coro di camerieri, giovani di negozio, marinai, servi

LA TRAMA

L’azione si svolge in Lisbona

Argomento
Ho tratto l’argomento di questo melodramma dalla più celebre commedia di Simone Sografi; e, per renderne più teatrale lo sviluppo, ho ardito servirmi d’un così detto colpo di scena immaginato dal medesimo illustre poeta nel dramma Il più bel giorno della Vestfalia stampato in Torino dal Morano nel suo Anno Teatrale. La brevità prescritta ad un’opera in musica mi ha fatto involontariamente sacrificare insigni bellezze del dialogo comico, che trovansi nell’originale produzione del veneto scrittore; ma chi conosce per prova questo letto di Procuste, non mi negherà un cortese perdono. Né senza ragioni ho sviluppato altrimenti questo melodramma; ma ho stimato ottimo fra i partiti quello di ricorrere ad un comico stratagemma inventato dal medesimo autore.

Atto I

L’opera s’apre col giovane Camillo, garzone del negozio, intento a far di conto

SCENA PRIMA
Camillo a tavolino impazientandosi nel far un conto, che straccia e calpesta ponendosi a passeggiare; Matilde che entra con la spazzola per spolverare dalla comune; poi Olivo seguito da Diego; indi Columella ed il Coro con carte, e mostre di generi coloniali dalla porta medesima.

Camillo
Maledetto questo conto!
Per tre volte l’ho tentato,
per tre volte l’ho sbagliato.
Non lo posso indovinar.

Matilde
(burlandolo)
Ci vuol sangue freddo assai
nel far conti, o mio signore;
e non può chi fa all’amore
con pazienza ragionar.

Camillo
Ah! La barbara mia stella
negli abissi mi piombò!
La mia povera Isabella
io per sempre perderò.

… Olivo
(dalla comune entrando in collera seguito da Diego e da due servi, e gridando verso la porta)
Spendo e spando i miei contanti
per dar pane a voi, birbanti!
balzo appena fuor del letto
son costretto a taroccar.
Cosa mai di quanto dico,
cosa fa questa canaglia?
Tocca a me come all’antico
podestà di Sinigaglia,
tutta quanta la giornata
comandare e far da me.
Poi dirà quel mio fratello,
che ho nel petto un cuor di un orso
che ho il Vesuvio nel cervello,
la tempesta nel discorso,
che una furia scatenata
sembro a lui da capo a piè .

Olivo e Pasquale sono due commercianti di Siviglia: uno di temperamento sanguigno, l’altro più savio e moderato. Isabella, figlia di Olivo, è promessa sposa a un ricco mercante di Cadice, Le Bross, che verrà presto a Lisbona a conoscere la moglie.

Atto II

Con l’aiuto della servetta Camilla, Isabella fa credere a Le Bross, d’amare prima Columella, poi Camillo. Le Bross, colpito dal furore e dalle reazioni spropositate di Olivo, decide di aiutare gli amanti. Isabella e Camillo minacciano il suicidio alle cinque in punto, se Olivo non acconsentirà alle nozze. Olivo non ci crede, ma, puntuali, cinque colpi di rivoltella lo attanagliano nel rimorso. Riappaiono Isabella e Camillo, che avevano inscenato tutto con l’aiuto di Le Bross, guadagnandosi il consenso dell’intenerito (e scemunito) genitore.

SCENA ULTIMA

… Coro
Il rigor fu nebbia al vento:
tornò pace a scintillar.
FINE

Gaetano Donizetti: Gabriella di Vergy

INTRODUZIONE

Gabriella di Vergy è un’azione tragica in due Atti, musicata da Gaetano Donizetti nel 1826, su libretto di Andrea Leone Tottola. Gabriella di Vergy venne riscritta nel 1838 come tragedia lirica in tre Atti. Fu rimaneggiata nel 1869 da Giuseppe Puzone, allievo di Donizetti, e Paolo Serrao, che sintetizzarono in una  le due due versioni del 1826 e quella del 1838, aggiungendo altre musiche proprie e di Donizetti. L’opera, con questi cambi arbitrari, venne rappresentata per la prima volta postuma, col titolo di Gabriella, nel Teatro San Carlo di Napoli, il 29 novembre 1869.

LA PARTITURA MANOSCRITTA

La partitura autografa manoscritta della prima versione – lacunosa – di 327 cartelle, è al Museo Donizettiano di Bergamo (I. 1a. A. a). La partitura manoscritta di 246 cartelle, per la versione napoletana del 1869, è a Napoli, al Conservatorio di San Pietro a Maiella (Donizetti. Rari 13. 3. 8). Lo spartito manoscritto – canto e piano – è all’Istituto Corelli di Cesena (851). La partitura manoscritta parzialmente autografa della seconda versione del 1838 è a Londra, alla University of London.

IL LIBRETTO
(versione del 1869)

Solisti della prima rappresentazione al Teatro San Carlo di Napoli, il 29 novembre 1869:
Gabriella di Vergy – soprano – (Marcellina Lotti della Santa)
Almeide – soprano – sorella di Fayel (Carolina Cetroné)
Fayel – baritono – conte di Vermand (Giuseppe Villani)
Raoul di Coucy – tenore – (Gottardo Aldighieri)
Filippo II Augusto – basso – (Marco Arati)
Armando – basso – familiare di Fayel (Memmi)
Familiari di Fayel, damigelle di Gabriella, guerrieri e grandi, seguaci di Filippo, popolo

LA TRAMA

L’azione si svolge nel castello di Autrei in Borgogna.

Atto I

Raoul è creduto morto in battaglia e Gabriella, senza più speranze per l’amato, sposa Fayel, conte di Vermand. Raoul si presenta un giorno al castello, travestito da cavaliere, per annunciare l’arrivo del re di Francia Filippo II. Il re, per avergli salvato la vita, gli offre in sposa Almeide, la sorella di Fayel.

Atto II

Durante le nozze d’Almeide, Gabriella s’incontra con Raoul. Fayel li sorprende e sfida al duello il rivale, mentre fa rinchiudere Gabriella nei sotterranei.

Atto III

Il crudele Fayel uccide Raoul, ne cava il cuore e, sceso nei sotterranei, lo consegna a Gabriella, che muore, vinta dalla disperazione.

SCENA ULTIMA

… Gabriella
Crudo, spietato cor!
(si rianima e con disperazione alle ultime parole di Fayel irrompe conro di lui)
Scellerato, quel sangue fumante
si sollevi e ti spruzzi sul viso!
Da quel petto squarciato e grondante
si riversi in tuo petto il dolor!
Dal sepolcro l’ucciso risorga
qual fantasma d’orribile aspetto,
e t’immerga nel cor maledetto
il pugnal che strappavegli il cor!
(dà un grido e, nel massimo dell’affanno, cade)
FINE

Gaetano Donizetti: L’ajo nell’imbarazzo

INTRODUZIONE

L’ajo nell’imbarazzo o Don Gregorio o Il governo della casa è un melodramma giocoso in due Atti, musicato da Gaetano Donizetti nel 1824 su libretto di Jacopo Ferretti. L’ajo nell’imbarazzo è stato rappresentato per la prima volta a Roma, Teatro Valle, il 7 febbraio 1824. Donizetti lo cambiò e lo propose poi col titolo di Don Gregorio, farsa in due Atti, rappresentato a Napoli, Teatro Nuovo, l’11 giugno 1826.

LA PARTITURA MANOSCRITTA

La partitura manoscritta è a Napoli, al Conservatorio di San Pietro a Maiella: cartelle 172 e 56 (Donizetti. Rari  13. 1. 4); altre due copie, in due volumi, al Conservatorio di Firenze (rispettivamente D. IV. 647-48 e E. V. 15-16). A Roma, nel Conservatorio di Santa Cecilia, nell’archivio di G.B. Cencetti presso il Teatro Valle, c’è la partitura manoscritta in tre volumi rilegati di pagine 254, 203 e 261 (G mss. 718-720) e sempre a Roma, nell’Archivio Massimo, esiste un’altra copia manoscritta di proprietà Cottrau Ricordi (168).

IL LIBRETTO

Solisti della prima rappresentazione a Roma, Teatro Valle, il 7 gennaio 1824:
Madama Gilda Talemanni – soprano –  sposa di Enrico (Maria Ester Mombelli)
il marchese Giulio Antiquati – baritono – (Antonio Tamburini)
il marchese Enrico – tenore – figlio del marchese Giulio (Savino Monelli)
il marchese Pippetto – tenore – altro figlio del marchese Giulio (Giovanni Puglieschi)
don Gregorio Cordebono – buffo – ajo in casa del marchese Giulio (Nicola Tacci)
Leonarda – mezzosoprano – cameriera attempata (Agnese Loyselet)
Simone – basso – servo del marchese (Luigi De Dominicis)
Coro di servi, camerieri, lacché del marchese

LA TRAMA

La scena si svolge in Roma, nella casa del marchese Antiquati

Atto I

Camera con quattro porte laterali, ed una in mezzo con bussole, e cortine. Tavolino con recapito da scrivere. Vari libri, quaderni, e quattro sedie.

Il marchese Antiquati ha due figli, Enrico e Pippetto, educati rigidissimamente dal precettore don Gregorio. Don Giulio Antiquati è preoccupato per la malinconia che attanaglia Enrico. Don Gregorio incontra Enrico assieme a Gilda, sua innamorata e figlia colonnello Talemanni, che gli confidano d’essere segretamente sposati e, adesso che hanno pure un figlio, chiedono il suo aiuto. Pippetto, che ha visto don Gregorio nascondere una ragazza in camera sua, riferisce a don Giulio.

Atto II

Camera nell’appartamento del signor Gregorio. Porta in fondo, ed altra a sinistra. Scansie di libri. Scrivania con recapito da scrivere, carte, libri, sfera armillare. Sedie.

Don Gregorio scopre Gilda e la rimprovera, ma il precettore, sopraggiunto, gli rivela la verità . Il marchesa, in principio infuriato, maledice il figlio e poi, impietosito, perdona e benedice l’unione. Pippetto vuole approfittare della situazione e chiede d’unirsi con l’anziana governante Leonardo, di cui è innamorato. Don Giulio, visto la male parata, è finalmente convinto d’aver sbagliato con l’educazione troppo ferrea e decide di mandare in viaggio Pippetto, perché possa far esperienza del mondo, accompagnato dall’ajo don Gregorio.

SCENA OTTAVA

Gregorio e don Giulio di dentro, indi in scena dalla porta di mezzo, poi Gilda, ed Enrico dalla camera interna.

Enrico
Padre!

Gilda
Signore!

Giulio
Amatevi; son uomo; ho in petto un cuore.

Leonarda
(Coraggio)

Pippetto
(Tremo)
papà mio … potrebbe
far felice me pur.

Giulio
Che vuoi?

Pippetto
Vorrei,
giacché siam d’imenei,
sposarmi anch’io …

Giulio
Con chi?

Pippetto
Con la mia fida
vezzosa Leonardella.

Giulio
Misericordia!

Giulio
E che? Gregorio?

Gregorio
Amico!
Che cosa v’ho da dir? La donna anziana
è peggio peggio assai d’una terzana.

Giulio
Perfida!

Leonardo
Ma le pare?
Promisi a quel ragazzo
del mio cor le primizie
sol per tenerlo in briglia; che del resto …

Pippetto
Stelle, che colpo è questo!
Dove trovar più fede
se mentì quella bocca corallina!
Vado a pianger tre mesi giù in cantina.
(parte)

Gregorio
Vedete se ho ragion? …

Giulio
Pur troppo! Io sono ripieno di rossor.

Gilda
No, caro padre,
che tal ti chiamerò, sgombra il rossore;
in tempo siamo di emendar l’errore.
Un viaggio pel mondo,
guarirà il marchesino; al suo ritorno,
se ancor pazzo restasse il meschinello,
dategli moglie, e metterà cervello.
Questa pericolosa
già matura beltà vada lontana.
E al regno del rigore,
ne succeda il miglior … regno d’amore.
Quel tuo sorriso, o padre,
tenero al cor mi scende;
penso alle mie vicende,
e parmi di sognar.
Non più fra tante smanie
palpiterai mio core;
ha vinto, ha vinto amore,
ritorno a respirar.

Giulio
(Costei m’ha già incantato. Pazzo fin’or son stato.
Che donna! ma che donna!
L’egual, no non si dà .)

Gregorio
(L’amico c’è cascato;
rimane inzuccherato! Ci ho gusto, sì , ci ho gusto!
Gridar più non potrà .)

Enrico
Tutto è per noi cangiato;
l’affanno è terminato:
che giubilo, che gioia!
Il cor respirerà .

Gilda
Maestro! … sposo! … padre!
O che felicità !
Donne care! qui fra noi
non neghiamo il nostro impero;
ai sapienti, ed agli eroi
noi cangiamo il bianco in nero.
Siamo serve, ma regnamo,
siamo nate a comandar.

Simone e coro
Manco male c’è una donna!
Del padron più non temiamo;
cì è una donna; non tremiamo;
s’è finito di penar.
FINE