Vincenzo Bellini: Ernani

[ Melodramma ] in due Atti di Felice Romani. Per la stagione del carnevale 1830 1831 al Teatro Carcano Bellini aveva scelto di musicare il dramma di Victor Hugo Hernani, ma la censura gli fece abbandonare il progetto. Bellini aveva già composto qualche parte, che utilizzerà nelle opere successive, specie La sonnambula. Nella lettera all’amico Giovanni Battista Perucchini il compositore scrive che “l’Ernani non si dà più perché il soggetto doveva soffrire qualche modificazione per via della polizia, e quindi Romani per non compromettersi l’ha abbandonato ed ora scrive La sonnambula o sia I due fidanzati svizzeri, ed io ne ho principiato l’introduzione ieri appena”.

Vincenzo Bellini: I Capuleti e i Montecchi

Tragedia lirica in due Atti di Felice Romani, dalla revisione d’un libretto precedente scritto per Nicola Vaccai nel 1825, tratto dal libretto di Giuseppe Foppa: Giulietta e Romeo, musicato dallo Zingarelli nel 1796. Composta fra gennaio e marzo 1830, venne rappresentata per la prima volta a Venezia, Teatro La Fenice, 11 marzo 1830.

La scena si finge in Verona nel secolo XIII.

libretto

I Capuleti e i MontecchiTXT_icon
(documento txt, 30K)

I Capuleti e i Montecchi (Milano 1830) pdf-icon
(documento pdf, 2.7 Mb)

I Capuleti e i Montecchi (Trieste 1831) pdf-icon
(documento pdf, 1.3 Mb)

Vincenzo Bellini: Zaira

Tragedia lirica in due Atti di Felice Romani, dal romanzo di F.M. Arouet dit Voltaire, nella Collection de Tragédies Comédies et Drames choisis del 1775; Mattia Botturini ne aveva tratto un libretto, Zaira, ossia il trionfo della religione, musicato da Francesco Federici e rappresentato a Milano, Teatro Carcano 3 settembre 1803. Composta fra marzo e maggio del 1829, venne rappresentata per la prima volta a Parma, Teatro Ducale, 16 maggio 1829. La scena si finge in Gerusalemme nell’Harem del Sultano. Secolo XIV-XV.

Vincenzo Bellini: La straniera

Melodramma in due Atti che Felice Romani trasse dal romanzo di Ch. P. d’Arlincourt, L’Étrangère del 1825, tradotto in italiano nel 1830. Bellini lo compose fra il settembre del 1828 e il febbraio del 1829. Venne rappresentato per la prima volta a Milano, al Teatro La Scala, il 14 febbraio 1829. La scena si finge in Bretagna nel castello di Montolino e nei dintorni. Secolo XIV.

A proposito del libretto “c’è, è vero, chi lo ha definito il più bello tra quelli scritti dal Romani: ma io confesso di non essere ancora riuscito a penetrarne la bellezza pur avendolo letto più di una volta e avere assistito a quattro rappresentazioni della Straniera: e in questa mia insensibilità mi sento confortato dall’apprezzamento di Guido Pannain il quale definisce quel libretto caos romantico e ‘incredibile intruglio”
(nota critica di Francesco Pastura, autore di Bellini secondo la storia, Guanda, 1959, p.152)

La trama

Un cortigiano del Duca di Pomerania promise ad Agnese, figlia del suo signore, di farle sposare Filippo Augusto, re di Francia, se gli avesse consegnato una ciocca di capelli, un anello e il suo ritratto. Agnese si prestò a quella stregoneria e infatti divenne sposa di Filippo, il quale ripudiò Isanberga, principessa di Danimarca. Ma quando il sovrano fu colpito da anatema, dovette riprendere la legittima consorte e bandire Agnese, che pure amava, relegandola in un castello di Bretagna. Il fratello di lei, Leopoldo, sotto il falso nome di barone di Valdeburgo, l’avrebbe vegliata, ma Agnese riuscì di fuggire da quel ricovero, ritirandosi, col volto coperto, in una campagna solitaria presso il lago di Montolino. Il conte Arturo di Ravenstel, nonostante fosse già fidanzato con Isoletta, figlia del signore di Montolino, incontrandola ne rimase affascinato e decise di sposarla. Per dichiararle il suo amore, andò a trovarla nella capanna di lei sulla riva del lago. Si imbattè in Valdeburgo, che lo esortò a lasciare la Straniera sconosciuta e tornare da Isoletta. Arturo sembrò calmarsi, ma quando s’accorse che Valdeburgo abbracciava appassionatamente la misteriosa signora, accecato dalla gelosia sfidò a duello il rivale e lo fece precipitare nel lago. Solo allora la Straniera gli rivelò che Valdeburgo era in realtà suo fratello. Ma Valdeburgo non morì, curò le sue ferite e comparve al processo contro Arturo e la Straniera, per testimoniare l’innocenza dell’una e dell’altro, che l’aveva sfidato in regolare duello. Perdonò ad Arturo, in cambio della promessa ch’egli avrebbe sposato Isoletta. Le nozze furono approntate, ma Arturo si pentì all’ultimo ed uscì correndo dal tempio, seguito dagli invitati e dal priore, che, avendo visto la Straniera, la riconobbe e si inginocchiò ai suoi piedi. Ella infatti era la regina, divenuta legittima consorte di Filippo Augusto, perché Isemberga era nel frattempo morta. Arturo che aveva saputo ora chi fosse la donna di cui era innamorato, si uccise, incapace di vivere senza di lei.

Vincenzo Bellini: Bianca e Gernando

Vincenzo Bellini compose la prima versione in due Atti di Bianca e Gernando tra il 1825 e il 1826. La prima rappresentazione avvenne a Napoli, nel Teatro San Carlo, il 30 maggio 1826, in occasione dell’onomastico del principe Ferdinando, duca di Calabria, futuro Ferdinando II (per questione di riguardo, il nome del protagonista, Fernando, fu cambiato in Gernando).Il melodramma  è in due Atti, su libretto di Domenico Gilardoni (che l’ha tratto dal dramma Bianca e Ferrando alla tomba di Carlo IV duca di Agrigento di Carlo Roti, andato in scena nel 1826 al Teatro dei Fiorentini di Napoli).

La trama

Carlo, duca d’Agrigento, è stato spodestato da Filippo, un avventuriero che l’ha relegato in prigione e l’ha fatto credere morto e che ha esiliato suo figlio Fernando. Bianca, figlia di Carlo, rimasta vedova con un bambino, è raggirata da Filippo, il quale lei crede sia devoto alla sua famiglia. Ha deciso di sposarlo, per dare al popolo agrigentino un legittimo difensore. Fernando approda intanto in Sicilia con un manipolo di fedeli. Sotto falso nome incontra Filippo e gli fa credere che Fernando è morto in combattimento. Messosi al servizio del nuovo signore, Filippo gli affida il compito segreto di recarsi in prigione e uccidere il vecchio duca. Fernando apprende così che il padre è ancora vivo. Rivela a Bianca l’inganno di Filippo e i due si recano nella cella del padre “sepolto vivo”. Mentre Filippo e sua sorella, travestita da soldato, ritrovano il genitore, il popolo d’Agrigento si solleva e insorge contro Filippo, acclamando il vecchio duca.

Vincenzo Bellini: Il pirata

Composto fra aprile e ottobre 1827, fu rappresentato per la prima volta a Milano, La Scala, 27 ottobre 1827. La scena si finge in Sicilia, nel castello di Caldora e nelle vicinanze. L’azione è del secolo XIII.Melodramma in due Atti di Felice Romani, dal mélodrame Bertran, ou le Pirate di I.J.S. Taylor dit Raimond, rappresentato con musica di Alexandre e balletti di M. Renaussy al Thé’tre du Panorama Dramatique di Parigi il 26 novembre 1822 (derivato, a sua volta, dalla tragedia Bertram, or the Castle of Saint-Aldobrand di Ch. R. Maturin, Londra 1816).

La trama

Il duca Ernesto di Caldora, potente signore sicialiano, ama Imogene, che è innamorata di Gualtiero. Perciò si vendica del rivale, fa trionfare il partito degli angioini, avverso a Gualtiero, e lo fa esiliare in Aragona. Gualtiero arma una squadra di pirati e per dieci anni  fa guerra agli angioini, sperando un giorno di poter rivedere e riconquistare Imogene. In un decisivo scontro con Carlo d’Angiò, la flotta dei pirati è sgominata, tranne la nave di Gualtiero, che fa naufragio nei pressi di Caldora. Il  pirata rivede Imogene e l’accusa d’averlo tradito e d’aver sposato il suo rivale. Le chiede di fuggire con lui, ma la donna rifiuta, perché, ora che è madre e sposa e il suo posto è accanto al marito. Ernesto, avvisato del naufragio, trova il rivale e lo sfida a duello, ma resta ucciso. Gualtiero è condannato a morte e, nonostante l’insurrezione dei pirati intervenuti per liberare il loro comandante, si precipita in un burrone dall’altro di un ponte.